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01/03/2019, 17:45



Culolento


 Era il cubista più famoso del litorale romano. Lo chiamavano "culolento": muoveva sinuosamente il bacino indipendentemente dal ritmo del resto del corpo. Si chiamava Oreste ma si faceva chiamare Jorg, viveva di notte come le falene e si muoveva nel b



Era il cubista più famoso del litorale romano. Lo chiamavano "culolento": muoveva sinuosamente il bacino indipendentemente dal ritmo del resto del corpo. Si chiamava Oreste ma si faceva chiamare Jorg, viveva di notte come le falene e si muoveva nel buio con gli infrarossi come uno squalo. D’inverno usciva poco, passava ore a provare i movimenti del pube e dell’addome. Non smetteva neanche per le pause fisiologiche: anzi.

Sua madre pensava a un’infaticabile attività onanistica. Ne aveva parlato con il parroco, poi con il medico, poi con l’Ucraina che lavorava all’angolo della strada. Tutti l’avevano rassicurata, chi con una benedizione, chi riportando il tutto a una fase normale dell’esistenza, chi con uno sconto (era un pacchetto famiglia, ma questo la mamma di Jorg non poteva saperlo).

Jorg era bellissimo. La sua pelle era lucida come la carrozzeria di un’auto metallizzata, i suoi passi felpati come un doppio fallo sull’erba di un campo da tennis, il suo sguardo intenso e fiero come se fosse in continuazione in procinto di accendersi una sigaretta in una giornata di vento.

Nessuno l’aveva mai visto salire sul cubo, era come se ci fosse nato. 
Nessuno l’aveva mai visto scendere dal cubo. All’improvviso svaniva.

Jorg non guardava mai nessuno, né parlava mai con nessuno. 
Le sue labbra non si muovevano se non per protrudersi sensualmente ai ritmi afro o per socchiudersi lasciando scorrere l’acqua (rigorosamente naturale) dalla bottiglietta di plastica per dissetarsi. 
Le bottiglie di acqua minerale apparivano magicamente tra le sue dita come l’asso di cuori dalla manica di un baro. 
Solo che Jorg non aveva maniche.
A torso nudo torreggiava sul cubo mentre il sudore gli imperlava il petto scolpito, sempre odoroso di muschio e vetiver.

Era abbonato alla rivista "Unachievable Discos". Era in inglese ma lui si faceva tradurre gli articoli che gli sembravano più interessanti dalla ragazza che lavorava al parrucchiere all’angolo, un po’ prima dell’Ucraina, e che aveva imparato l’inglese ascoltando le canzoni dei Bloody Fucking Pumpkins.

Fu così che lo seppe. Il cubo era al tramonto, le nuove tendenze prevedevano che per aumentare la sensazione di de-energizzazione, spersonalizzazione e alienazione, la nuova tendenza sarebbe stata il "disco-blind". 
In discoteca bendati.

Dal cubo all’incubo in un istante. Jorg vide tutta la propria vita scorrergli davanti, veloce come una scarica di dissenteria.

Toccò con entrambe le mani la propria unica certezza e sussurrò: non preoccuparti, ho in pugno la situazione: vedrai che ce la faremo. Prese il numero di "Unachievable Discos" e chiuse la porta del bagno dietro di sé.


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