CfakepathSchermata2019-04-25alle18.16.52

twitter
instagram

Per conoscermi come consulente per le aziende, psicologa, psicoterapeuta, trainer, coach e docente universitaria clicca qui 

27/02/2019, 01:57



Mal-di-terra


 Quest’estate ho finalmente letto Moby Dick di Melville, lo avevo affrontato anni fa e me n’ero allontanata in preda allo scoraggiamento. Invece quest’anno mi ci sono immersa e me ne sono fatta trasportare. Ogni digressione ha acquistato un senso.



Quest’estate ho finalmente letto Moby Dick di Melville, lo avevo affrontato anni fa e me n’ero allontanata in preda allo scoraggiamento. Invece quest’anno mi ci sono immersa e me ne sono fatta trasportare. Ogni digressione ha acquistato un senso. 

Sono rimasta avvolta nell’oceano e nel Pequod e quando il romanzo è terminato mi sono sentita come se avessi il "mal di terra" nell’anima, come se qualcosa in me ondeggiasse per essere stato troppo in mezzo al mare. 

E mi sono trovata a riflettere sulla storia come se mi fosse stata raccontata da un amico, appena tornato da un viaggio.

Qui sotto, uno dei brani che più ho amato:

"Qualche capitolo addietro si è parlato di un certo Bulkington, un marinaio alto, appena sbarcato, 
che incontrammo a New Bedford nella locanda.
Quella notte gelida d’inverno, quando il Pequod spinse la prua vendicatrice nelle onde fredde e maligne, chi mai dovevo vedere al timone, Bulkington! 
Considerai con simpatia, ma con stupore e paura reverenziale, quest’uomo che in pieno inverno, appena tornato da un viaggio di quattr’anni così pericoloso, poteva senza pace rimettersi in mare per un altro ciclo di tempeste.
La terra pareva bruciargli sotto i piedi. Le cose più degne di ammirazione sono quelle che non si possono esprimere, 
i ricordi indimenticabili non fanno scrivere epitaffi.. queste quattro dita di capitolo sono la tomba senza lapide di Bulkington. 
Dico solo questo: la sua sorte fu quella di una nave sbattuta dalla tempesta, che vaga miseramente lungo una costa a sottovento. Il porto le darebbe riparo, il porto è misericordioso, nel porto c’è salvezza, comodità, un focolare, 
una cena, delle coperte calde, degli amici, tutto ciò che è gradito a noi poveri mortali. 
Ma in una tempesta il porto, la terra, è il pericolo più terribile per una nave. 
Essa deve fuggire ogni ospitalità; un solo contatto con la terra, anche solo una carezza alla chiglia, la farebbe rabbrividire da cima a fondo. Con tutte le sue forza, la nave spiega ogni vela per scostarsi. 
E nel farlo, combatte proprio contro quei venti che la vorrebbero spingere verso casa, va cercando di nuovo
tutta la mancanza di terra di quel mare infuriato. Si getta nel pericolo disperatamente, per amore di un riparo. 
E il suo unico amico è il suo nemico più feroce. Tu lo capisci, Bulkington? Pare che tu veda qualche barlume di quella verità insopportabile agli uomini, che ogni pensiero profondo e serio non è che una sforzo coraggioso dell’anima per tenersi la libertà aperta del suo mare; mentre i venti più aspri del cielo e della terra cospirano per gettarla sulla costa insidiosa e servile. 
Ma la verità più alta, senza rive, indicibile come Dio, è soltanto nell’assenza di terra: e allora meglio subissarsi in quel infinito ululìo, piuttosto che essere sbattuti vergognosamente a sottovento, anche se in questo è la salvezza. 
Perché, a quel punto, chi vorrebbe strisciare a terra come un verme? Davvero il terribile è senza fondo. 
Ed è possibile che tutta quest’agonia sia inutile? Coraggio, Bulkington, coraggio! Stringi i denti, semidio.
Dalle sferzate d’acqua della tua morte nell’oceano si scaglia in alto, a perpendicolo, la tua deificazione"


1

Privacy Policy

Create a website